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Da terra aperta a villaggio fortificato

Cellamare nacque probabilmente come terra aperta, non fortificata. Fu poi munita di mura nel corso del XIII secolo. Può infatti essere interpretato in questo senso ciò che Petroni scrive a proposito del vescovo Romualdo Grisone: "a Cellamare, antica villa de prelati baresi, dié forma di castello".

Nel 1986, in occasione degli eidotipi di rilievo effettuati dal Prof. Fulvio Resta e dall'architetto Lorenzo Margiotta, fu confermata l'esistenza di un innesto di muratura in conci di pietra allo stile federiciano, posti nel paramento interno della torre di difesa del Castello di Cellamare.

Fino al XIV secolo il piccolo borgo cellamarese, formatosi attorno al castello con piccole dimore di contadini, si ampliò lungo l'asse viario principale, l'attuale Via Castello, fino a giungere all'altezza della Chiesetta della Madonna delle Grazie e della sua Torre Campanaria.

Già a quell'epoca il piccolo villaggio fortificato aveva quindi un castello, una piazzetta (l'attuale Largo Castello), un forno pubblico, una chiesetta ed una torre.

Intorno al XV secolo le mura furono prolungate verso Est con la realizzazione di nuove abitazioni di proprietà di notabili e popolani, e con la costruzione della nuova Chiesa, composta di un'unica navata, con l'asse di orientamento Nord-Sud e con l'ingresso che dava verso la Via per Capurso (attuale Corso Roma) in corrispondenza della "Porta della Terra", nuova via di accesso al borgo medievale.

Verso il XVII secolo , fu ingrandita la Chiesa Matrice, con la rotazione dell'asse di orientamento da Nord-Sud a Est-Ovest e la realizzazione della nuova Torre Campanaria.

Con il XVIII secolo, Cellamare comincia a svilupparsi fuori dalle mura cittadine, soprattutto lungo l'asse Nord-Sud in corrispondenza delle vie di comunicazione con Capurso e Casamassima. Dallo studio della prima planimetria dell'antico catasto ottocentesco si può notare come il nuovo sviluppo urbano si attua prevalentemente intorno allo slargo antistante la "Porta della Terra".

Sul finire del XIX secolo, come risulta dalla planimetria del Catasto particellare del 1874, Cellamare possiede già diversi spazi di relazione come Largo Piazza (attuale Piazza Don Bosco) e Piazza Plebiscito (attuale Piazza A. Moro), ma anche Largo Aia (attuale Piazza Risorgimento), dove fino ai primi decenni del XX secolo si svolgevano numerose attività legate all'agricoltura.

Così scriveva Roppo nel 1925: "Piccolo e modesto il circuito del vecchio abitato di Cellamare. Esso è delimitato dal giro delle vecchie muraglie, che attualmente corrisponderebbe all'incirca a Piazza Plebiscito, Via di Bari, Fuori le Mura, Via Aja, Via Caracciolo di Sarno... Entro sì piccolo ambito si svolgeva il vecchio paesetto con le sue piccole viuzze, i suoi chiassuoli e piazzette su cui prospettavano le modeste abitazioni coloniche dal tipo comune degli altri villaggi del barese.

Quasi sempre la casetta colonica del cellamarese ha il suo basso o sottano abitabile con focolare, cui vi accede il pianterreno con una porta sola, che immette in una o due camere. Non rare volte il fabbricato si sopraeleva in un primo piano con loggiato sporgente e terrazza. Vi si sale da un piccolo portoncino laterale che ha anche comunicazione con la prima camera del pianterreno.

Non è raro vedere il tipo delle vecchie case pugliesi con la porta protetta dall'arco, che sostiene la scala esterna d'accesso al piano superiore. Case di ricchi proprietari del luogo non mancano, e queste sono naturalmente più ampie e ricche di ambienti a pianterreno e piano nobile, meglio distribuite e corredate di magazzini di deposito di derrate agricole, con cantine, stalle, giardini e orti retrostanti... All'infuori il vecchio ambito dell'antico caseggiato cellamarese prendono incremento i nuovi edifici graziosi e ben comodi ed aerati costruiti dai nativi del luogo, reduci dalle Americhe.

Nell'insieme il paese è grazioso, lindo, aerato, bianco, dalle modeste casette; e da ogni via o piazzetta vi traspira una solenne aria di pace agreste e sana. Da lontano sulla sommità della collinetta di Pacifico o da altro sito, la piccola e bianca Cellamare emerge solenne, tranquilla, dalla verde marea degli olivi e mandorli come una bianca stria di edifici protetti e raccolti dattorno al basso e piatto campanile di S. Amatore".

  • R. Bianco, "Relazione storico-critica relativa al progetto di restauro e recupero funzionale del palazzo Giudice-Caracciolo"- 1985
  • L. Margotta, "Relazione tecnica progetto generale risanamento e ristrutturazione Villetta Comunale" - 1997
  • V. Roppo, "Memorie Storiche di Cellamare" - 1925
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