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La vita regolata dai rintocchi

Un tempo il suono delle campane regolava la vita dei Cellamaresi che sapevano distinguere, anche da lontano nei campi, i diversi rintocchi.

Alle 6 del mattino suonava "à Camp'n". Ognuno ringraziava Dio della notte trascorsa e pronunciava queste parole: "Sànd' vòsc d' Dè: è pass't à not'".

La Santa Messa che, subito dopo, si celebrava nelle domeniche e nelle feste di precetto, era detta "à mess dà Camp'n".

Alle 7 suonava "ù mattutèin"; era l'ora in cui gli spaccapietre si avviavano al lavoro con gli arnesi e la merenda nel sacco. Chi ascoltava il suono di questa campana si scopriva il capo e si segnava la fronte con la croce, rivolgendosi in direzione della Chiesa dell'Annunziata.

Subito dopo suonava "à camp'n dà scòl". Tutti i ragazzi correvano verso il castello dove si svolgevano le lezioni.

Al suono della campana delle 11 si diceva "Crìst" o "Mò sta sòn Crìst", cioè l'ora in cui si sta elevando Gesù Cristo.

Il suono della campana delle 11.30 era chiamato "u squagghia s'l" ovvero lo sciogli sale, alludendo al sale che si aggiunge all'acqua che bolle nella pentola.

Alle 12.00 suonava "menzàdè". I contadini, rimanendo in campagna, facevano una sosta per mangiare un tozzo di pane. Ritornavano in paese, alle loro case, solo al tramonto.

Alle 16.00, d'inverno, e alle 18.00, d'estate suonava la campana delle "vind'dojòr".

Alle 17.00 d'inverno, e alle 20.00 d'estate, suonava la campana delle "vind'quattòr" o dell'"Ave Maria". Si sospendeva il lavoro nei campi e si ritornava a casa. I contadini dicevano: "A'qquànn sòn Avemmarì o a c'as' o p' la vì". Tutta la famiglia si ritrovava davanti al piatto unico della tavola contadina.

L'ultimo rintocco della giornata era "dojòr" o "dojòr d' nòtt". Suonava due ore dopo il tramonto. Invitava alla preghiera serale e faceva affrettare il riposo a chi si era attardato.

In una strofa i ragazzi di Cellamare così recitavano: "Uagliò uagliò Peppìn, ù'arloggje nà camìn, camìn a vind'quattòr, 'n'ald' ppìcch e sòn dojòr".

Era ancora presto, ma ognuno andava a letto non solo perché era stanco per il lavoro svolto durante la giornata, ma anche perché, l'indomani, bisognava alzarsi presto e affrontare un'altra giornata di duro lavoro.

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