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I nostri emigranti

Nel 1925 Roppo scrive "Il benessere del paesello è dovuto all'emigrazione transoceanica. Prima l'emigrazione era più attiva, meno oggi, a seguito delle leggi restrittive adottate dalle Americhe. Attualmente l'emigrazione è di circa 150 emigranti, ciascuno dei quali manda in media in Italia circa 50 mila lire annui di risparmi".

Gli emigranti cellamaresi di quei tempi sono stati veri eroi. Partivano verso l'ignoto, senza sapere quale sorte li attendesse; unico orientamento l'indirizzo di un compaesano o di un parente che li aveva preceduti.

In gran parte analfabeti, avevano solo la capacità delle braccia, senza alcuna specializzazione lavorativa, onde venivano impiegati nei lavori più umili e pesanti, spesso sfruttati e derisi, sebbene preferiti per la loro instancabile laboriosità.

La vita dei primi emigranti partiti da Cellamare è stata molto dura, piena di sacrifici, poiché per il bisogno si sottoponevano ad ogni specie di fatica, adattandosi a dormire in baracche o in abitazioni di fortuna.

Con la chiusura delle frontiere degli Stati Uniti, dopo il primo conflitto mondiale, l'emigrazione verso quella terra si arrestò. Ma dopo la seconda guerra mondiale, quando il Canada riaprì le porte, da Cellamare si creò verso quel paese, grande e ricco, un esodo lento ma continuo soprattutto nel decennio 1950-1960.

A differenza della prima emigrazione, che era individuale e provvisoria, con la seconda ondata partono intere famiglie e, nella maggior parte dei casi, in maniera definitiva.

Nel 1970 fu istituita l'anagrafe italiana dei residenti all'estero, l'A.I.R.E, da cui risulta che in Venezuela vi erano tre Cellamaresi, negli Stati Uniti diciasette, in Canada nove, in Svizzera tre e nella Germania Occidentale due. Questi non erano gli unici Cellamaresi che risiedevano all'estero ma solo quelli che conservavano la cittadinanza italiana. Insieme a loro vi erano molti altri che, essendosi trasferiti definitivamente, avevano acquisito la cittadinanza dello Stato in cui si erano trasferiti.

Nel 1966 e nel 1970 si ebbe il più accentuato movimento emigratorio da Cellamare verso i paesi esteri. Così nel 1966 emigrarono 38 cellamaresi e nel 1970 furono ben 66 a partire per la grande America dei sogni alla ricerca di un futuro migliore.

Nel 1974 Resta scrive: "A frenare l'aumento della popolazione interviene l'emigrazione. Mediamente emigrano dal Comune di Cellamare cinquanta individui all'anno.....Nonostante l'indice di natalità sia molto elevato (15,7 %), la popolazione tende sempre a rimanere sui 1500 abitanti, proprio perché il saggio di decremento artificiale è abbastanza consistente (-12,9%) e praticamente annulla l'incremento demografico naturale".

Per i nostri emigranti l'oceano non è una barriera tra la patria di adozione e il paese natale, così, spesso, ritornano a Cellamare per rivedere i loro parenti e le novità dello sviluppo cittadino.

Sono molto orgogliosi delle loro origini e non si stancano mai di amare il piccolo paese in cui sono nati e di cui conservano i ricordi di quando erano ragazzi e bambini.

Anche se lontani, sono rimasti legati alle tradizioni della terra da cui sono partiti ma che non hanno mai dimenticato.

Così anche a Addison (Chicago) la folta comunità cellamarese festeggia Sant'Amatore, Patrono di Cellamare. Durante i festeggiamenti la statua del Santo e il gonfalone comunale vengono portati in processione, accompagnati dalla banda musicale.

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