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Il ventennio fascista

Nel 1920 si svolgono le prime elezioni amministrative del dopoguerra. Il 3 ottobre vengono indetti i comizi elettorali del Mandamento di Capurso di cui fanno parte anche i Comuni di Carbonara, Ceglie, Triggiano e Cellamare. Dovranno essere eletti i consiglieri provinciali e, contemporaneamente, i nuovi consiglieri comunali. I risultati elettorali per la provincia di Bari vedono prevalere i democratici costituzionali sui popolari e sui socialisti. Anche a Cellamare vincono i democratici costituzionali e viene eletto Sindaco Ronchi Michele fu Nicola.

Intanto in terra di Bari cominciano a nascere alcune sezioni dei fasci di combattimento e iniziano a registrarsi i primi scontri ed incidenti tra le squadre fasciste e i socialisti.

L'escalation delle aggressioni squadriste raggiunge l'apice il 1° maggio 1921, in occasione della festa del lavoro, e nei giorni delle elezioni generali previste per il 15 maggio.

I mazzieri spadroneggiano in tutti i centri abitati diffondendo terrore tra la popolazione, provocano gravi incidenti con diversi morti e numerosi feriti. I risultati elettorali vedono al primo posto i socialisti, al secondo i popolari, al terzo il Blocco Nazionale (vecchi liberali e fascisti) al quarto i riformisti democratici, al quinto il Partito Liberale Indipendente, al sesto i democratici-sociali, al settimo i comunisti. Anche i Cellamaresi rifuggono da ogni estremismo e premiano, invece, i partiti che offrono garanzie costituzionali e sociali e cioè i liberali indipendenti, i popolari e i socialisti.

I fascisti trovano consensi solo tra i proprietari. Intanto i successi ottenuti con la violenza rafforzano il movimento fascista che si trasforma in un vero e proprio partito e nell'ottobre 1922 entra a far parte del governo nazionale. Inizia l'ascesa del Partito Nazional Fascista (P.N.F.) che giunge al successo nelle elezioni generali del 6 aprile 1924. Nel collegio elettorale di Bari scendono in campo i Socialisti unitari, la Lista Bis, i Popolari, i Repubblicani, l'Antico Stemma di Bari, i Terzinternazionalisti, la Lista Nazionale e i Socialisti ufficiali. Le elezioni si svolgono all'insegna delle aggressioni e delle minacce ai capi più qualificati degli oppositori del fascismo, con la compiacenza delle forze dell'ordine e di Prefetti. Anche a Cellamare trionfano la Lista Bis e la Lista Nazionale. Liberali, Socialisti e Popolari si sono rapidamente adeguati al nuovo vento politico e vanno ad ingrossare le file dei fascisti. Nasce il Fascio di Cellamare e il 30 novembre 1924 viene eletto segretario politico Salatino Rocco, di Vito Nicola e di D'Ursi Maria Santa, nato a Cellamare il 14-12-1903. Divenuto Funzionario della Real Prefettura di Brescia, lascia l'incarico dopo circa un anno e al suo posto nell'ottobre 1925 diventa segretario del Fascio locale D'Alessandro Vincenzo, fu Giacomo e fu Ungari Cornelia, nato a Capurso il 14 febbraio 1887. Intanto, nel 1925, il Comune di Cellamare viene commissariato e affidato alla guida del Cavalier Lattanzio in attesa di nuove elezioni amministrative. Ungari Leonardo fu Domenico viene eletto Sindaco, l'ultimo del I° dopoguerra. Infatti il Partito Nazional Fascista va assumendo un crescente atteggiamento ostile nei riguardi delle elezioni comunali, auspicando il ritorno ai Podestà che di fatto si realizza qualche mese più tardi. Infatti con Regio Decreto del 18 aprile 1926 vengono sciolti i Consigli Comunali e nominati, in loro vece, i podestà. Inizialmente Cellamare rimase esclusa da questa disposizione di legge (valida, inizialmente, solo per i Comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti) ma nel 1927, l'istituzione dell'ufficio podestarile viene esteso a tutti i Comuni. D'Alessandro, già segretario del P.N.F. locale, viene nominato dapprima commissario prefettizio e successivamente, nel 1928, primo Podestà di Cellamare. D'Alessandro mantiene il doppio incarico fino al 1934. L'attività politica del fascio locale appare caratterizzata in gran parte dalla routine, scandita da un calendario di iniziative imposte dal regime: la relazione annuale del Segretario politico sezionale sull'attività svolta, l'annuale dei fasci, il Natale di Roma, l'annuale della guerra, quello della vittoria, quello della Marcia su Roma, le conferenze periodiche di propaganda fascista.

Con delibera n. 4 del 14 febbraio 1931 il podestà D'Alessandro intitola alcune strade di nuova apertura, fuori dal borgo antico, in memoria degli avvenimenti storici della prima guerra mondiale e delle città liberate dall'occupazione austriaca e annesse al regno d'Italia: via XXIV maggio (data in cui nel 1915 l'Italia dichiara guerra all'Austria), via IV novembre (data in cui nel 1918 l'Italia e l'Austria firmano l'armistizio), via San Michele(rilievo collinare sul fiume Isonzo), via Trieste, via Trento, via Pola e via Fiume. Il 4 settembre, con delibera n. 34, il podestà decide, su invito della Prefettura, di cambiare denominazione a quella che fino ad allora si chiamava via Capurso, chiamandola corso Roma per ricordare la proclamazione di Roma capitale d'Italia. Così si legge nella delibera: "....visto che questo Comune non possiede una via che porta il nome dell'Urbe; ritenuto che sia giusto provvedere a tale deplorevole dimenticanza, scegliendo la via non secondaria attualmente denominata via Capurso".

Il 13 marzo 1934 viene nominato commissario prefettizio, l'insegnante Cardone Francesco, di Vito Nicola e di Francesca Nardulli, che dal 12 luglio dello stesso anno diventa podestà di Cellamare e contemporaneamente viene eletto segretario politico della locale sezione del Fascio Losurdo Michele, di Nicola e di Di Gioia Angela Pasqua, nato a Cellamare il 21 settembre 1911. Cardone era nato a Cellamare il 5 giugno 1899. Visse nel suo paese natale gli anni dell'infanzia, dell'adolescenza e della giovinezza. "Frequentò gli studi a Bari percorrendo a piedi ogni giorno la strada da Cellamare a Capurso e da qui, con il treno, raggiungeva Bari. Sebbene nato a Cellamare possiamo considerarlo capursese perché a Capurso è sempre vissuto e in Capurso ha svolto tutta la sua instancabile attività al servizio dei piccoli e dei grandi"(1).

Furono straordinarie ed eccezionali le sue doti di bontà, di lealtà, di sincerità, di intelligenza e di altruismo. Furono fuori dal comune il suo dinamismo, la sua operosità, la sua attività sia in campo amministrativo che didattico. Maestro di scuola elementare, prestò la sua infaticabile opera di educatore, ricoprendo dal 1922 al 1964 l'incarico di Fiduciario della Direzione Didattica, con sede a Triggiano. Il 6 settembre 1934 il segretario politico Losurdo e il podestà Cardone, insieme a numerose decine di cellamaresi in camicia nera, partecipano alla 5° edizione della Fiera del Levante di Bari.

Nel corso del 1935, il podestà di Cellamare, in ottemperanza delle disposizioni del Duce, adotta decisioni finalizzate all'aumento delle nascite, istituendo premi per favorire la nuzialità e la natalità.

Così si costituiscono anche a Cellamare famiglie numerose con 5,6,7,8 e 9 figli.

Il Governo fascista aveva emanato direttive protese all'incremento demografico in previsione della necessità di disporre, a breve, di "sessanta milioni di baionette" per le mire espansionistiche nell'Africa orientale. Il 2 ottobre, infatti, Mussolini parlando da Palazzo Venezia, dichiara guerra all'Etiopia. Numerosi fascisti cellamaresi si recano a Bari, in Piazza Prefettura, per ascoltare il messaggio radiotrasmesso del Duce.

Ma per poter far fronte alle esigenze belliche, il regime impone duri sacrifici agli italiani. Tra le iniziative adottate, ricordiamo la "Giornata della Fede", celebrata in tutta Italia il 18 dicembre. Davanti alla torre dell'orologio viene eretto un palco dove avviene l'offerta degli anelli nuziali per "la Patria che combatte". Anche le pesanti sanzioni economiche imposte all'Italia, quale Stato aggressore, comportano ulteriori pesanti sacrifici. L'onorevole Fossa in un intervista pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 3 dicembre 1935 dice: " Sono certo che voi padri consegnerete ai vostri Balilla un destino migliore, vivendo la vita con dolore e tormenti, ed applicando il comandamento del Duce: Credere, Obbedire, Combattere". Intanto le truppe italiane mietono continui successi in Africa e il 5 maggio 1936 occupano Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia. A Cellamare tale notizia viene salutata con entusiasmo. La guerra è finita e anche le sanzioni economiche vengono revocate. Il 5 luglio il Podestà Cardone si reca a Capurso per presenziare al comizio tenuto dal Segretario Federale Michele Costantino e dal Prefetto di Bari Dino Borri, che esaltano nei loro interventi il trionfo dell'Italia nell'epopea africana. Anche a Cellamare viene realizzata la sede della GIL "per temprare i giovani nella mente e nello spirito". Un notevole immobile viene costruito il largo Aia, che cambia anche denominazione in piazza Impero per onorare la conquista dell'Abissinia. Sulla facciata principale dell'edificio, che ospiterà i balilla, i figli della lupa, le piccole italiane, gli avanguardisti, viene impressa la scritta "Gioventù Italiana del Littorio" .

Nel marzo 1938 la sez. del fascio di Cellamare viene commissariata e nominato ispettore federale reggente pro tempore Annoscia Pasquale di Vito, residente a Bari. A luglio viene nominato il nuovo segretario politico, Marino Angelo di Vincenzo, anch'egli residente a Bari.

Il 10 dicembre il podestà, con delibera n. 68, per onorare il regime, decide di cambiare denominazione ad alcune vie. Così l'attuale via Libertà, che fino ad allora si chiamava via Aia, viene denominata via dei Martiri Fascisti; l'attuale via Castello, viene chiamata via Arnaldo Mussolini, fratello di Benito. Con la stessa delibera, alcuni vicoli del centro storico vengono intitolati alla memoria dei giovani cellamaresi morti durante la prima guerra mondiale.

L'occupazione di Praga e l'invasione della Polonia da parte di Hitler, il 1° settembre1939, segna l'inizio della seconda guerra mondiale. Ma l'Italia non è pronta per una nuova guerra per il perdurare della crisi economica. In ottobre, infatti, viene ordinato il razionamento dei viveri. Anche a Cellamare viene istituito l'Ufficio razionamento consumi e vengono distribuite le carte annonarie per generi alimentari. Non disponendo l'Italia di sufficienti materie prime per la costruzione di armi, munizioni, carri armati, navi, aerei, il regime fascista decide di istituire l'Ente Distribuzione Rottami incaricato di raccogliere nei Comuni le cancellate di ferro o di altro metallo e gli utensili da cucina in rame, corrispondendo ai proprietari il prezzo fissato dal Ministero delle Corporazioni. Il 10 giugno 1940 gli squadristi cellamaresi apprendono dalla radio che il Duce ha dichiarato guerra a Francia e Inghilterra. La parola d'ordine è: Vincere! Numerosi sono i cellamaresi che vengono richiamati alle armi e inviati al fronte in Albania,Grecia. I più giovani vengono addestrati alle armi nei "Campi Dux". Anche il podestà Cardone parte per il fronte con il grado di capitano. Al suo posto viene nominato podestà Ronchi Michele di Vito. Siamo nel 1941. Molte famiglie, rimaste senza braccia per il lavoro, per sopravvivere devono far ricorso alla pubblica assistenza. A giugno altri cellamaresi lasciano il paese diretti in parte in Russia e in parte in Germania. Molti alla fine della guerra torneranno a casa. Altri, purtroppo, non avranno la stessa fortuna. A dicembre Mussolini annuncia l'ingresso di Italia e Germania in guerra contro gli Stati Uniti, a fianco del Giappone. Ciò comporta ulteriori pesanti sacrifici. Uno slogan coniato dal regime così recita: "Chi non osserva le norme sul razionamento tradisce il soldato che combatte". La gente è demoralizzata. Le donne del paese, ora denominate "Massaie Rurali", seguono corsi di addestramento per mietitrici mentre gli uomini non partiti per il fronte si dedicano alla raccolta della lana per i soldati.

A maggio del 1942 il segretario del Fascio Marino Angelo viene richiamato alle armi. In sua sostituzione viene nominato a capo del direttorio locale Ungari Domenico, di Leonardo e di Sicoli Lucia, nato a Cellamare il 10 maggio 1900. In questo periodo la sezione del Fascio cellamarese non svolge più alcuna funzione propositiva né sul piano politico, né su quello amministrativo, né su quello organizzativo. Si limita soltanto a diramare agli iscritti le comunicazioni e gli ordini impartiti dalla Federazione provinciale del Partito.

A fine gennaio del 1943 arriva a Cellamare la notizia della disfatta delle truppe italo-tedesche sul fronte russo. Migliaia i morti, più di centomila i feriti, moltissimi i dispersi, tra i quali diversi cellamaresi.

L'entusiasmo per il Duce si va gradualmente spegnendo mentre cresce l'insoddisfazione per il P.N.F. e per i suoi gerarchi. Pertanto la notizia, appresa dalla radio, che Mussolini è stato destituito viene accolta come atto liberatorio. E' il 25 luglio 1943.

Il Fascio di Combattimento di Cellamare viene soppresso e le disponibilità di cassa, i titoli e mobili della locale sezione vengono consegnati al delegato dell'Intendenza di Finanza di Bari. Nessuno degli ex segretari politici viene perseguitato né costretto a lasciare il paese.

Il podestà Michele Ronchi, in base a nuove disposizioni superiori, delibera di variare la toponomastica cittadina, adeguandola al nuovo clima politico. Così via A. Mussolini viene ridenominata via Castello, via Martiri Fascisti viene chiamata via Libertà, piazza Impero viene trasformata in piazza Risorgimento. Il 4 aprile 1944 con decreto regio n. 3 vengono ripristinate le cariche del Sindaco e della Giunta, attribuendo al Prefetto il compito di provvedere in via transitoria alla loro nomina , in attesa di poter indire libere elezioni amministrative. Così la Prefettura decide di confermare Sindaco provvisorio il podestà Ronchi che muore il 10 Febbraio 1945. Viene quindi nominato Commissario prefettizio Achille Spada che guiderà il nostro Comune fino al 17 maggio 1946, data in cui si tengono le prime elezioni amministrative del dopoguerra.

Raffaele Sammarco viene eletto Sindaco di Cellamare.

Schegge di storia

  • Il 22 maggio 1929, il podestà Vincenzo D'Alessandro prende la decisione di cambiare il sistema di illuminazione pubblica: non più a petrolio, ma a luce elettrica. Quello fu un giorno memorabile per Cellamare.
  • Nel 1933, il Podestà, Vincenzo D'Alessandro, rispondendo al Prefetto, disse: "Nel Comune non esiste malaria, e, se qualche caso si è avuto, trattasi di malaria importata dai Comuni del foggiano, ove, specie durante la mietitura, molti braccianti si recano al lavoro".
  • Nel 1933, a Cellamare, risultavano 2 vacche, 135 pecore e 54 capre. Il prezzo del latte era di £ 1,25 al litro.
  • Nel giugno 1934, il Prof. Francesco Cardone, commissario prefettizio, così scriveva al Prefetto: "Il servizio di nettezza urbana è stato intensificato. Lo spazzamento delle vie e piazze del paese, che veniva eseguito due volte la settimana, con il nuovo capitolato di appalto è stato reso obbligatorio tutti i giorni".
  • 18 novembre 1935, viene celebrata in tutta Italia "la giornata della fede" . A Cellamare , sotto l'orologio pubblico, viene eretto un palco sul quale i coniugi salivano a deporre in un'urna l'anello, con cui un giorno si erano giurati fedeltà dinanzi all'altare di Dio.
  • Nel 1936, vi erano a Cellamare, tre "trappeti". I proprietari erano Vito Di Natale (Largo Plebiscito 20), Domenico Petruzzi (Corso Roma 26), Giovanni Campagna(Via Caracciolo 94).
  • 14 ottobre 1940, due giovani cellamaresi, Gennaro Cespites e Francesco Losurdo, partono per Albano Laziale, presso Roma, per studiare nel convitto e diventare missionari del Preziosissimo Sangue.
  • Nel 1941, il vano attiguo al Campanile, dove per tanti anni era stato l'Ufficio di Polizia Urbana, fu lasciato libero dal Comune e ceduto alla Chiesa. La Polizia Urbana fu collocata nell'attuale sede, in Piazza Moro. All'epoca l'unica Guardia Urbana era Raffaele Mariani.
  • Nel 1941, su Largo Plebiscito 5 ( oggi Piazza Moro), fu aperta un'osteria da Carmela Campobasso con l'insegna "Caffè Corso".
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