Questo portale non gestisce cookie di profilazione, ma utilizza cookie tecnici per autenticazioni, navigazione ed altre funzioni. Navigando, si accetta di ricevere cookie sul proprio dispositivo. Visualizza l'informativa estesa.
Hai negato l'utilizzo di cookie. Questa decisione può essere revocata.
Hai accettato l'utilizzo dei cookie sul tuo dispositivo. Questa decisione può essere revocata.

Difesero sul campo l'onore della Patria

"Cellamare vide anche i suoi valorosi figli dopo l'unificazione del Regno d'Italia prender parte alla campagna di Abissinia ed a quella della Libia. Prese parte da valoroso alla campagna d'Abissinia il soldato Di Gioia Michele fu Angelantonio"(1). Si comportò da eroe. Vide a centinaia cadere i compagni d'armi intorno a lui. Rimase molto scosso e turbato. Fu fortunato a ritornare. Raccontava a tutti quello che aveva visto e fatto. I compaesani non si stancavano mai di ascoltarlo. Per loro era come un romanzo d'avventura. "Nella campagna libica presero parte i soldati Di Natale Donato di Nicola, Losurdo Francesco di Nicola e Donato Mariani di Domenico. Tutti si distinsero con valore e zelo guerresco"(1). Per i tre giovani cellamaresi fu un'esperienza tremenda sia per l'inclemenza del clima africano che per l'insidia delle truppe turco-arabe agli ordini del valente ufficiale Enver Bey. Fecero ritorno in patria.

"Cellamare visse con entusiasmo gli anni della guerra (1915-1918), subì con perseveranza ed amor di patria i duri sacrifici resi necessari per aversi la vittoria finale e sull'altare dell'Italia sacrificò ben 14 dei suoi valorosi figli, caduti da eroi sul campo di battaglia, mentre altri 7 morirono in patria o negli ospedali per conseguenze di ferite e a causa della guerra. Sacro è il loro nome non solo per la terra diletta che li vide nascere, ma bensì per la comune patria italiana. Onore e gloria al loro nome imperituro...Anche Cellamare ha il dovere d'incidere su pietra lapidaria il nome santo e venerato dei suoi figli valorosi che difesero sul campo dell'onore la grande Patria italiana"(1).

Così, nel I927, Cellamare volle ricordare ai posteri i nomi dei Caduti nella prima guerra mondiale con una lapide di marmo bianco di Carrara, artisticamente ornata ed abbellita dallo scultore L. Buono. La lapide fu collocata sulla facciata anteriore della Torre dell'orologio, che era stata ricostruita pochi anni prima, nel 1925. In alto si osserva la scritta: Cellamare ai Suoi Caduti. Seguono, a sinistra, i nomi dei morti in guerra: Di Gioia Amatore (135° fanteria, morto sul monte Cicarone, il 13 agosto 1916), Di Natale Donato (207° compagnia mitraglieri Fiat, morto nell'ospedale da campo n° 63 Megrinus-Alu- Francia), Gallone Luigi (77° fanteria, morto nell'ospedale da campo n° 100, il 23 agosto 1917), Losurdo Giovanni (19° fanteria,12° compagnia, morto nell'ospedale da campo n° 85 in Salicetto, il 27 agosto 1916), Ortolano Pietro (di ignoti, morto il 29 giugno 1916), Pacifico Giuseppe (47° fanteria, III sez. mitraglieri, morto a Gradisca il 15 ottobre 1916), Ronchi V. Giuseppe (8° reggimento bersaglieri, morto il 10 maggio 1918), Scagliotti Leonardo (di ignoti, 1° genio, II sez. speciale lancia fiamme, morto nell'ospedale da campo n° 38, il 20 gennaio 1919), Scattaglia Vito (9° reggimento fanteria, morto l'8 aprile 1916, in località Straussina). A destra i nomi dei morti nel Comune ( per ferite o malattie contratte in zona di guerra): De Sario Vincenzo (19° fanteria, morto il 15 aprile 1925), Discipio Giuseppe (morto il 18 febbraio 1923), Losurdo Giovanni (morto il 6 febbraio 1920), Mastropaolo Amatore (morto il 24 settembre 1918), Montenegro Vincenzo, Ronchi Raffaele (morto il 13 ottobre 1918), Scattaglia Giovanni (morto il 12 febbraio 1920) e Scattaglia Donato ( morto il 22 febbraio 1920). In basso i nomi dei dispersi: D'Ursi Michele (disperso nella ritirata di Caporetto del 1917), Miulli Angelantonio (disperso nella ritirata di Caporetto), Pavone Francesco (disperso nella battaglia sul Carso, il 22 ottobre 1915), Pavone Leonardo (disperso nella ritirata del 1917), Pavone Vito Domenico (disperso nella ritirata del 1917). Quindi la data: 23.10.1927. Al di sotto un bassorilievo in bronzo raffigurante rami di alloro, simbolo di gloria e di gratitudine, un elmetto, un fucile, sciabole, pugnali ed altre armi. Dare alla Patria ben 22 figli, per un Comune, che nel censimento del 1921 risultava avere appena 1089 abitanti, è la prova di come il popolo cellamarese si sia sempre distinto per il suo eroismo, la sua generosità e il suo contributo alle guerre di liberazione. "...per squisita bontà d'animo e per amor Cellamarese, credo utile ricordare De Sario Sante fu Pasquale(1886-1918). Reduce dal fronte esplicò tutta la sua fervida attività per i concittadini, fondando la Sezione combattenti, di cui fu presidente, ed istituendo la Cooperativa di Consumo <<Elmetto>> e dedicandosi al bene del suo paese natio. Morì giovanissimo a 36 anni, compianto dai suoi concittadini, che non gli risparmiarono lodi"(1).

Schegge di storia

- 14 agosto 1920, relazione del dott. Damiano Giannelli, Ufficiale Sanitario, al Sindaco di Cellamare sulle condizioni igieniche del paese: "In qualità di Ufficiale Sanitario del Comune di Cellamare ho l'onore di rivolgermi alla S.V. esponendo quanto segue: l'igiene pubblica del paesello dà grandemente a desiderare sotto tutti i riguardi. Le piazze e le vie sono indecorosamente ricoperte d'immondezze, fonte indiscutibile di germi infettivi; le immondezze non vengono mai tolte e si accumulano sempre più, dando al paesello un aspetto triste di stalla. Mi si riferisce che v'è un solo spazzino pubblico stipendiato dal Municipio, ma tal spazzino non funziona. Prego perciò la S.V. a provvedere, nell'interesse dell'igiene pubblica, alla nomina d'altro spazzino più capace o ad emanare disposizioni speciali a conto de' privati. Particolarmente, sempre nell'interesse dell'igiene pubblica, la prego di provvedere alla canalizzazione delle acque di scolo dell'unica fontanina: tali acque, in mezzo all'abitato, sulla via provinciale, danno luogo ad una pozzanghera donde esalano miasmi puteolenti e pericolosi".

- 20 ottobre 1920, relazione del dott. Damiano Giannelli, Ufficiale Sanitario, al Sindaco di Cellamare sulle condizioni igieniche del castello: "Quale Ufficiale Sanitario del Comune di Cellamare, mi fò un dovere di richiamare l'attenzione del Sindaco sulle condizioni per nulla igieniche del Castello. Il cortile del castello è una pozzanghera indecente, da cui esalano miasmi pericolosi per la salute pubblica; non è l'acqua di rifiuto degli abitanti del castello che rende pozzanghera melmosa il cortile, ma è l'acqua piovana che vi si raccoglie e vi ristagna. Occorrerebbe che il cortile venisse lastricato o almeno vi si portassero trainate di sassi, in modo da impedire il ristagno dell'acqua piovana. Inoltre, il Castello, dato che ha i locali a pianterreno adibiti ad uso di stalle, ha i muri alquanto indecentemente sudici. Propongo al Sig. Sindaco, considerato che il Castello è l'abitazione di parecchie famiglie ed offre locali per l'insegnamento pubblico, che si avvalga a mio nome della sua Autorità e obblighi il proprietario del Castello a levare nel più breve termine lo sconcio del cortile e ad imbianchire tutto l'esterno del Castello". (...a quell'epoca il castello era di proprietà di Rocco Campagna fu Nicola, da Montrone....agli atti era chiamato "Casa Palazziata".....era abitazione di numerose famiglie, sede comunale, scuola pubblica e al pianterreno vi erano diverse stalle.)

- 18 novembre 1921, delibera n° 37, sindaco Michele Ronchi : il Consiglio Comunale decide di installare nove nuovi fanali a petrolio in Via Capurso, Via Caracciolo (all'inizio e alla fine), Via Bari, Via Rutigliano, Via Forno, Via Dietro il Castello, Via Castello e Largo Aia.

1) V. Roppo, "Memorie storiche di Cellamare", 1925

Torna a inizio pagina